Frequenza di rimbalzo: cos’è e come migliorarla

La frequenza di rimbalzo (o bounce rate in inglese) è la percentuale di visitatori che arrivano al tuo sito web e lo lasciano senza visualizzare altre pagine.

Ogni pagina ha una propria frequenza di rimbalzo, metrica che puoi monitorare tramite servizi web come Google Analytics.

Se la frequenza media di rimbalzo, ad esempio, è del 75% su 100 visitatori giornalieri, questo significa che: 75 utenti lasciano il tuo sito web prima di visualizzare un’altra pagina; ogni volta che un utente accede ad una tua pagina web per poi abbandonarla senza alcuna forma di interazione la percentuale del bounce rate aumenta.

La frequenza di rimbalzo è meglio bassa o alta?

Partiamo da un punto fermo: non esiste in termini assoluti un valore che possa indicare una buona frequenza di rimbalzo.
Esistono infatti diverse metriche che indicano se il traffico che abbiamo sul nostro sito è un traffico di qualità, come ad esempio il tasso di conversione.

La frequenza di rimbalzo in un contesto ideale non deve essere ne troppo alta né troppo bassa in quanto una frequenza di rimbalzo alta collegata a un tempo di permanenza sul sito bassa può indicare che il contenuto non corrisponde alle esigenze dell’utente; mentre al contrario una frequenza di rimbalzo troppo bassa, ad esempio con valori intorno al 10% potrebbe anche indicare dei problemi relativi al tracciamento di Google Analytics.

Ad ogni modo, se proprio i numeri vi ossessionano, si considera una frequenza di rimbalzo media un valore che si aggira intorno al 30% – 60% (range preferenziale 45-55).

Frequenza di rimbalzo alta: quando e perché avviene

Come già accennato nel precedente paragrafo, la frequenza di rimbalzo è una variabile (nonché parametro o KPI) che ha la sua rilevanza solo se preso in considerazione insieme ad altre metriche del sito e se analizzato con la dovuta cautela: le ragioni di un bounce rate molto sopra gli standard possono infatti essere di vario tipo e spesso fisiologiche. Facciamo due esempi per chiarire meglio.

Nelle cosiddette landing pages (pagine su cui arriva l’utente dopo aver cliccato su un link inserito in un risultato di ricerca o in un annuncio pubblicitario online) o nei siti internet mono-pagina il bounce rate è per logica elevato, per il semplice motivo che gli utenti sono ridotti a visitare solamente la pagina in questione, quella da cui hanno sono entrati. Conseguentemente entrano e senza compiere alcun tipo di azione abbandonano la pagina.

Altro esempio ci è dato dalla situazione piuttosto comune di una ricerca, tramite mobile, di ristoranti, alberghi, agriturismi o simili: in questo caso le prime informazioni che l’utente va a guardare sono il numero di telefono / cellulare e l’indirizzo di riferimento.

Tali informazioni sono posizionate in zone ben visibili del sito per cui l’utente entra nel sito, visualizza ciò che gli interessa (in questo caso indirizzo o telefono), ed esce (abbondona) senza compiere azioni di alcun tipo: quest’ approccio è piuttosto indicativo della capacità del sito di fornire all’utente tutte le informazioni utili.

statistiche bounce rate

Consigli per migliorare il bounce rate di un sito

Al contrario degli esempi appena considerati, ci sono casi in cui effettivamente la gente non si ferma su un sito perché non trova quel che cerca e se ne va.

Poi ci sono casi molto particolari, in cui le pagine hanno un buon posizionamento su Google, ma in ogni caso non soddisfano gli utenti che le abbandonano all’istante, appena entrati.

In questi casi si parla di “pogo sticking” ossia la dinamica per cui una volta abbandonata la pagina visitata, l’utente riprende la ricerca “saltellando” sugli altri siti comparsi in prima pagina.

E’ intuitiva quindi l’importanza di evitare l’effetto pogo sticking , affinché il nostro sito non venga penalizzato da una diaspora di utenti non soddisfatti.

Qualche consiglio, in chiave SEO, a questo punto è d’obbligo, per cui, a nostro parere, è di primaria importanza:

  • ottimizzare un sito per i motori di ricerca e gli utenti
  • migliorare le performance ed i contenuti della landing
  • focalizzare l’articolo in un corretta query
  • centrare le giuste parole chiave
  • creare un sito responsive
  • rendere il sito veloce, sia per pc che per mobile
  • ottimizzare la parte UX ( user experience) di una pagina web
  • scegliere font chiari e leggibili
  • usare correttamente i link a pagine interne
  • creare delle call to action
  • scrivere title e meta description corretti ed esaurienti
  • ottimizzare gli snippet per aumentare CTR e user target provenienti dalle SERP
  • evitare i pop up e le pubblicità troppo invasive

Conclusioni

Come abbiamo constatato un’elevata frequenza di rimbalzo non indica che il sito è di scarsa qualità. Quando l’utente trova subito quello che cerca non è un fattore negativo. Al contrario, è un dato negativo quando l’utente che va nel sito non trova ciò che cerca.

Quando si parla di frequenza di rimbalzo, come praticamente tutto ciò che ha a che fare con l’ottimizzazione dei siti web, non esiste una best way da seguire alla lettera: è il web, bellezza!

P.S La frequenza di rimbalzo di un sito non è un fattore di ranking (non in forma esplicita). Ogni sito, business o nicchia che sia, ha per sua natura una frequenza di rimbalzo a se. Queste variabili del su e giù, a patto che il sito sia stato già maniacalmente ottimizzato, cambiano in base anche al nostro scopo (finale), al nostro utente target e ad altri fattori. Se hai dubbi sulla frequenza di rimbalzo del tuo sito, perché temi che possa incidere sul conseguente posizionamento o sulle conversioni del tuo sito, contattaci.

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